Shaolin del Sud: 1.500 praticanti da tutto il mondo si preparano a incontrarsi a Quanzhou

 



2 novembre 2026 | Wu Tao Life

Quando si parla di Shaolin, il pensiero corre immediatamente al celebre monastero dello Henan. Ma nel sud della Cina esiste un'altra importante tradizione marziale legata al nome Shaolin. A Quanzhou, nel Fujian, un grande appuntamento internazionale riporta l'attenzione su stili, tecniche e metodi di insegnamento che continuano a essere trasmessi da una generazione all'altra.

Un nuovo appuntamento internazionale per il Kung Fu Shaolin

Il 25 ottobre 2026, presso il Tempio Shaolin di Quanzhou, si è conclusa una serie di sei manifestazioni dedicate alle arti marziali tradizionali.

Gli incontri, iniziati ad agosto, hanno presentato differenti stili di combattimento, esercizi con le armi tradizionali e dimostrazioni collettive.

L'ultima manifestazione ha coinvolto oltre 90 praticanti, tra maestri esperti, giovani allievi e membri del gruppo dei monaci guerrieri del tempio.

Ma questo percorso rappresenta soltanto la preparazione a un appuntamento più importante.

Dall'11 al 16 novembre 2026, il distretto di Fengze, a Quanzhou, ospiterà il Quanzhou Southern Shaolin Kung Fu Elite Championship.

Secondo gli organizzatori, sono attesi circa 1.500 appassionati e praticanti provenienti da 20 Paesi e territori, riuniti per confrontarsi, presentare le proprie discipline e favorire lo scambio tra scuole marziali.

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La manifestazione rappresenta un'occasione interessante per approfondire un aspetto spesso trascurato della cultura marziale cinese: lo Shaolin non è una tradizione tecnicamente uniforme.

Shaolin del Nord e Shaolin del Sud: quali sono le differenze?

Il Tempio Shaolin più famoso si trova sul monte Songshan, nella provincia dello Henan.

È il monastero storicamente associato allo sviluppo del Buddhismo Chan e a una delle più celebri tradizioni marziali cinesi.

Ma il nome Shaolin è legato anche alla storia di diversi sistemi di combattimento sviluppatisi nella Cina meridionale.

Il Tempio Shaolin di Quanzhou sorge ai piedi del monte Qingyuan, nella provincia del Fujian, ed è comunemente conosciuto come Nan Shaolin, ovvero Shaolin del Sud.

Secondo la tradizione locale, le sue origini risalirebbero alla dinastia Tang. Tuttavia, le ricostruzioni storiche del cosiddetto Shaolin meridionale sono complesse e non tutti i collegamenti tramandati dalle scuole possono essere considerati definitivamente dimostrati.

Il complesso di Quanzhou è stato ricostruito a partire dal 1992, dopo una lunga storia di distruzioni e trasformazioni.

People's Daily

Dal punto di vista tecnico, le arti marziali associate al Nord e al Sud della Cina presentano alcune differenze ricorrenti.

Gli stili settentrionali sono spesso caratterizzati da spostamenti ampi, posizioni estese e un repertorio particolarmente ricco di tecniche di calcio.

Molti sistemi meridionali, invece, attribuiscono grande importanza alle tecniche di braccia, alla stabilità delle posizioni e al combattimento a distanza ravvicinata.

Questa distinzione non deve però diventare una regola assoluta.

Anche nello Shaolin settentrionale esistono tecniche corte, proiezioni e lavoro ravvicinato. Allo stesso modo, gli stili meridionali comprendono calci, spostamenti complessi e tecniche a lunga distanza.

Le differenze tra gli stili riguardano soprattutto il modo in cui vengono organizzati e sviluppati i principi del combattimento.

Il Wuzuquan: il Kung Fu dei Cinque Antenati

Tra le discipline protagoniste degli eventi di Quanzhou troviamo il Wuzuquan (五祖拳), conosciuto come Pugno dei Cinque Antenati.

Si tratta di uno dei sistemi marziali più rappresentativi del Fujian.

Nella sua tradizione tecnica vengono riuniti elementi associati a cinque metodi: Taizu, Luohan, Dazun, Xingzhe e Baihe, quest'ultimo conosciuto come stile della Gru Bianca.

Il Wuzuquan rappresenta quindi un esempio di come le arti marziali possano svilupparsi attraverso l'incontro e l'integrazione di differenti metodi.

Nel 2008 è stato inserito nell'elenco nazionale cinese del patrimonio culturale immateriale.

Questo riconoscimento non riguarda soltanto il valore delle tecniche di combattimento, ma anche l'importanza culturale della loro trasmissione.

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Studiare uno stile tradizionale significa infatti entrare in contatto con un sistema di conoscenze che comprende metodi di allenamento, principi biomeccanici, terminologia, storia e rapporti tra maestro e allievo.

Non basta conservare una sequenza di movimenti.

Occorre comprenderne il significato e trasmettere gli strumenti necessari per continuare a studiarla.

Dalle armi tradizionali alle dimostrazioni collettive

Durante le sei manifestazioni preparatorie di Quanzhou sono stati presentati numerosi sistemi marziali.

Oltre al Wuzuquan, il pubblico ha potuto osservare tecniche di Baihequan, Luohanquan, Tanglangquan e altre scuole tradizionali.

Le dimostrazioni hanno incluso anche armi come bastoni, lance, sciabole e differenti strumenti caratteristici del Kung Fu cinese.

L'evento conclusivo del 25 ottobre ha dato particolare spazio al lavoro collettivo.

A differenza delle esibizioni individuali, nelle quali il praticante può concentrarsi esclusivamente sulla propria esecuzione, una dimostrazione di gruppo richiede coordinazione, ritmo condiviso e precisione.

Ogni partecipante deve conoscere la propria sequenza, ma deve anche essere capace di adattarla ai tempi e agli spazi degli altri.

Questo aspetto possiede un valore didattico interessante.

L'allenamento marziale non sviluppa soltanto capacità individuali: può insegnare anche collaborazione, attenzione e responsabilità verso il gruppo.

Naturalmente, una dimostrazione coreografata non equivale a un combattimento libero.

Le due attività hanno obiettivi differenti e devono essere valutate secondo criteri diversi.

Ma entrambe possono avere un ruolo nella formazione di un praticante, purché sia chiara la funzione di ciascun esercizio.

Un ragazzo russo tra i praticanti di Quanzhou

Tra i partecipanti alla manifestazione conclusiva figurava anche Gleb, un ragazzo russo di 13 anni.

Secondo il resoconto pubblicato il 29 ottobre, il giovane vive a Quanzhou con la famiglia dal 2022 e pratica il Kung Fu Shaolin meridionale.

Ha partecipato a una dimostrazione di Tanglangquan insieme agli altri allievi.

Raccontando la propria esperienza, ha sottolineato soprattutto tre aspetti: la forma fisica, le relazioni con gli altri e il senso di appartenenza sviluppato attraverso l'allenamento.

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È una testimonianza significativa.

Quando si parla di Kung Fu, l'attenzione viene spesso rivolta alla potenza delle tecniche, alla flessibilità o alla spettacolarità delle forme.

Ma per un giovane praticante l'esperienza può avere anche un valore educativo e sociale.

Allenarsi in una scuola significa confrontarsi con persone differenti, imparare a rispettare le regole, affrontare difficoltà e riconoscere i propri progressi.

Non tutti diventeranno atleti o insegnanti.

Ma il percorso può lasciare competenze e abitudini che accompagnano la persona anche fuori dalla palestra.

La tradizione entra nelle scuole

Uno degli sviluppi più interessanti della cultura marziale di Quanzhou non riguarda soltanto le competizioni internazionali.

Riguarda l'insegnamento ai bambini.

Un approfondimento pubblicato dal Quotidiano del Popolo il 4 ottobre 2026 racconta come il Wuzuquan sia stato introdotto nelle attività scolastiche della Fengze Second Experimental Primary School, nel campus di Donghai.

Le tecniche tradizionali vengono adattate a esercizi motori accessibili agli studenti, trasformando una parte del patrimonio marziale locale in un'attività educativa.

Nella stessa area sono stati sviluppati programmi dedicati anche agli adulti e alle persone anziane, con l'obiettivo di rendere la pratica accessibile a fasce differenti della popolazione.

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Questo non significa che un esercizio scolastico possa sostituire lo studio completo di uno stile.

Ma rappresenta un primo contatto.

Un bambino che impara alcune posizioni fondamentali può sviluppare curiosità verso una disciplina che, in seguito, deciderà di approfondire.

La conservazione delle arti marziali tradizionali passa anche attraverso queste esperienze.

Quanzhou: una città aperta al mondo

La dimensione internazionale del prossimo campionato non è casuale.

Quanzhou è stata per secoli uno dei grandi centri commerciali marittimi della Cina.

Durante le dinastie Song e Yuan, tra il X e il XIV secolo, la città svolse un ruolo fondamentale negli scambi tra la Cina e diverse regioni dell'Asia.

Il suo patrimonio storico comprende templi, edifici religiosi, antichi ponti, strutture portuali e testimonianze delle numerose comunità che attraversarono la città.

Nel 2021, un insieme di siti storici di Quanzhou è stato riconosciuto dall'UNESCO come Patrimonio Mondiale. Questo riconoscimento riguarda il sistema storico della città portuale, non specificamente il Tempio Shaolin.

UNESCO World Heritage Centre

È interessante osservare come una città storicamente legata agli scambi commerciali continui oggi a rappresentare un punto d'incontro culturale.

Questa volta non attraverso le merci trasportate dalle navi, ma attraverso praticanti che arrivano da Paesi differenti per condividere le proprie conoscenze marziali.

Conservare la tradizione significa anche metterla alla prova

Le grandi manifestazioni di Kung Fu sono importanti perché permettono alle scuole di incontrarsi.

Ma esiste un aspetto che merita particolare attenzione.

Una tradizione marziale non dovrebbe essere conservata soltanto attraverso le esibizioni.

Le forme, o Taolu, rappresentano strumenti di studio fondamentali. Permettono di allenare coordinazione, struttura, equilibrio e collegamento tra le tecniche.

Ma il significato marziale di un movimento richiede anche esercizi applicativi.

Per questo è utile distinguere tre dimensioni dell'allenamento: la forma, attraverso la quale si studia il movimento; il lavoro con il partner, nel quale si approfondiscono distanza e applicazioni; e il confronto progressivamente meno prevedibile, nel quale si verifica la capacità di adattarsi.

Nessuna di queste dimensioni, da sola, rappresenta necessariamente l'intero sistema.

È soprattutto il rapporto tra le diverse modalità di allenamento a determinare la completezza di un percorso marziale.

Dalla tradizione Shaolin alla pratica di Wu Tao Life

Anche nella scuola Wu Tao Life il percorso Shaolin viene affrontato collegando lo studio delle tecniche tradizionali alle applicazioni e al lavoro con il partner.

Proprio su questo tema, sabato 14 novembre 2026, si svolgerà a Rovereto il primo di tre incontri dedicati al combattimento e alla difesa personale.

Il seminario, dalle 14:00 alle 18:00 presso la Palestra Orsi, con ingresso da via Savioli 5, sarà dedicato allo striking: combattimento e difesa personale da colpi diretti.

Il lavoro partirà dai principi Shaolin per approfondire le differenze tra applicazione sportiva e difesa personale. La partecipazione è aperta anche ai non iscritti e il costo è di 40 euro.

Per chi preferisce invece un percorso dedicato alla respirazione, alla coordinazione e al lavoro sul Qi, nel corso Respirando tra Cielo e Terra, sempre a Rovereto, vengono alternate settimanalmente pratiche di Pa Tuan Jin di Wudang, esercizi Shaolin, Zhan Zhuang e Qigong da seduto.

Per informazioni sui corsi e sulle lezioni di prova è possibile consultare la pagina dedicata ai corsi di Rovereto.

Conclusione: una tradizione vive attraverso chi la pratica

L'appuntamento internazionale di Quanzhou dimostra che la cultura Shaolin continua a essere un punto di incontro tra persone, scuole e tradizioni differenti.

Il valore di questi eventi non consiste soltanto nel numero dei partecipanti o nella spettacolarità delle esibizioni.

Consiste soprattutto nella possibilità di trasmettere conoscenze.

Un maestro che insegna una tecnica.

Un allievo che ne comprende finalmente il significato.

Due scuole che confrontano metodi differenti.

Un bambino che scopre per la prima volta il Kung Fu.

Sono tutti momenti nei quali una tradizione continua a vivere.

Perché il vero patrimonio delle arti marziali non è costituito soltanto dalle tecniche che sono state conservate, ma dalle conoscenze che siamo ancora capaci di trasmettere.

Fonti e approfondimenti

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